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Doberdo’

Chiesa parrocchiale s. Martino – Doberdò del Lago

Il paese Doberdò (in sloveno Doberdob) è caratterizzato dalla presenza di uno tipico lago temporaneo (lago carsico), chiuso i luna conca e invaso da canneti, con livello e superficie variabili e alimentato da acque sotterranee provenienti dal fiume Vipacco: era il più elevato di una serie di laghetti carsici, ormai prosciugati.
Il lago viene alimentato attraverso alcune fessure del fonto, ma nella stagione estiva rimane quasi completamente asciutto.
Per l'interesse scientifico e naturalistico della flora e fauna proprie delle zone umide, il lago è una delle sette riserve naturali protette del Carso. Il catelliere ritrovato a Doberdò testimonia che questa zona era abitata già in epoca preromana.
I primi sloveni si insediarono vicino al lago presumibilmente verso la metà del VII secolo. La storia successiva di queste terre è collegata da una parte con la contea di Duino (Vallone e Jamiano), dall'altra cona la Contea di Gorizia. La prima menzione documentata di Doberdò risale al 1494, quella di Jamiano invece già al 1325.
Gli edifici storici di Doberdò furono completamente distrutti durante la prima guerra mondiale, allorchè questa zona carsica fu teatro di sanguinose battaglie.
La chiesa parrocchiale presenta una facciata in stile neoromanico in pietra locale a viste e fu ricostruita nel 1925, in quanto la precedente, consacrata il maggio 1758 dal vescovo di Gorizia Karel Mihael conte Attems, era stata devastata durante il primo conflitto mondiale.
Entradno in chiesa si è colpiti inanzitutto dal grande dipinto della pittrice goriziana E. Galli che rappresenta san Martino vescovo, patrono della parrocchia. Sono dela stessa autrice pure i dipinti laterali (San Giuseppe e Sant'Anna)- Sull'altare maggiore spiccano i due angioletti e il crocifisso, restaurato nel 1995. Sono questi infatti gli unici pezzi che risalgono al XVII secolo, rimasti intatti dopo il bombardamento della chiesa. Il crocifisso veniva usato nelle processioni e qualche volta l'imprestavano alla parrocchia di Duino. Lo stesso anno del restauro fu rifatto l'altare e l'ambone (pulpito), ai piedi del quale sono scolpite le date che segnano un determinato periodo storico dela chiesa.
Sull'ambone sono scolpiti in rilievo i protettori d'Europa, i santi Cirillo e Metodio; sono copia ispirata da un'opera dello scultore B. Kalin. Sulla parete destra (sopra la pietra battesimale) è ben in vista San Giovanni Battista, scolpito in legno dallo scultore Vinko Ribnikar (1998). Il dipinto »Kraška apokalipsa – Apocalisse carsica« (1996), come pure l'acquerello »Cristo sofferente«, sono regali del pittore di Lubiana, nato a Doberdò, Vladimir Lakovič.
La Via Crucis del 1999 è opera della pittrice slovena Alenka Ivanc – Olivieri che trascorse la maggior parte della sua vita in Corsica, dove è pure sepolta essendovi morta nel 2010.
L'organo, costruito nel 1960 da Bogomil Waliček, fu restaurato nel 2002.
I mosaici sulla facciata della chiesa rappresentano San Martion vescovo, la Beta Vergine e Sant'Ulderico.
Nel massiccio campanile, interamente in pietra, si trovano tre campane di diversa intonazione: in La, in Sol diesis e Mi. Due di esse sono consacrate ai santi protettori del paese, San Martino vescovo e Sant'Ulderico, la terza all'Immacolata Vergine Maria.

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